The story of Pitti – Nohow Style
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The story of Pitti

Posted on October 22 2015

 

The story of Pitti

We are in 50s, Italian craftsmanship is ready to look out to the global marketing, but it still doesn’t know it.Italian tailoring merely copy french fashion models. Paris is the capital of fashion, but very soon he will have to split the creative scepter with italian cousins, that are ready to propose a new, fresh genre, in keeping with cultural evolution brought by the birth of youth class, that differs by the adult one ranks as influencer, upsetting the fashion industry.

The world is ready to Prêt-à-porter.

It isn’t a fashion designer to launch this, but florentine buyer Giovanni Battista Giorgini, that realize the potentiality of “made in Italy”, because of the emerge of italian great taste in the world. His idea is to create an italian marketing in fashion industry.He creates a three day event, in his library, proposing young fashion designers (like Sorelle Fontana), whose collections were totally different by the french one: “ready to wear”, interspersed by Haute Couture creations. Giorgini has the brilliant idea of using a bluff to convince all the main buyers to attend to this event after the Paris fashion shows: tell everyone that his direct competitor would be present to the event.The success of the collections, that are new in line and fresh in colors, wearable from day to night and whose accessories are interchangeable, is decreed by the headline of main journals, despite the initial anxiety: “It was worth it, Paris didn’t exited us in this way”.The event is immediately moved to Palazzo Pitti’s White Hall, evocative location that still host events of presentation of accessories, tissues, Man, woman and child’s fashion.

From Pitti Palace Fashion Shows are born Fashion Designers like Missoni, Valentino, Fendi and Mila Schon.More than half century later, Pitti Immagine is still a proud symbol of Made in Italy, but it promises to be a showcase for producers around the world. It has evolved, opening to visitors, becoming a street style expò, calling with a sweet siren song the brave adventurers of fashion, those who want to go beyond the Pillars of Hercules of fashionable standards becoming, from passive fashion victims to creators of trends.We are, after all, in the Age of Influencer, prey of the worldwide cool hunter, and in a Fashion Universe that is inspired by the past century, dig out a dress from an old closet has become an art.

“Artists” is the better definition for those that leads to Pitti waves of new trends, that fashion victims could not resist. Trends like the “Street Gentlemen Style”, that mix hipster and dandy, creating the twenty-first century version of Oscar Wilde. A man dressed in an elegant suit that use the bike like a sustainable means of transport, that makes to put on and take off his sunglasses a vogue, that combs his beard with wooden brushes. It’s a must to quote Lino Ieluzzi, Nick Wooster, Mariano di Vaio and the guys of "Art comes first", when we talk about this style. In three different ways they interpret this trend, respectively with the timeless double-breasted, the modish multi-pinces trousers, the iconic hairstyle accompanied by eccentric fabric patterns. 

Those who think that combine an outfit is easy, they can change your mind at Pitti, walking through the stand of luxury, touching with their hands the quality of the fabrics and mentally photographing the street-style new trends.

The proof is in the pudding.

La Storia del Pitti

Anni ’50, l’artigianato italiano è pronto ad affacciarsi nel mercato internazionale, ma ancora non lo sa.

La sartoria italiana si limita a copiare i modelli francesi. Parigi è la capitale della moda, ma ben presto dovrà dividere lo scettro creativo con i cugini italiani, pronti a proporre un nuovo genere più fresco, in linea con l’evoluzione culturale portata dalla nascita della classe giovanile, che si diversifica da quella adulta ponendosi come influencer della moda, sconvolgendo il settore economico.

Il mondo è pronto per il Prêt-à-porter.

A lanciarlo non è uno stilista, ma il buyer fiorentino Giovanni Battista Giorgini, che si rende conto delle potenzialità del made in Italy grazie al delinearsi del buon gusto italiano nel mondo. L’idea è creare un mercato italiano nel settore moda.Crea così un evento di tre giorni, nella sua biblioteca, proponendo giovani stilisti italiani (come le Sorelle Fontana) le cui collezioni erano totalmente diverse da quelle di Parigi: la “moda del tempo libero”, intervallata da creazioni di alta moda.Giorgini ha l’idea geniale di servirsi di un bluff per convincere tutti i buyer a presenziare all’evento dopo le sfilate parigine: dire ad ognuno che il suo diretto concorrente sul lavoro sarebbe stato presente all’evento.Il successo delle collezioni, nuove nelle linee e fresche nei colori, portabili dal giorno alla sera e i cui pezzi e accessori erano intercambiabili , è decretato da una frase che rimbalzò da giornale a giornale, nonostante l’iniziale ansia tangibile: “valeva il viaggio, Parigi non ci ha emozionati così.”L’evento viene immediatamente spostato nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, luogo evocativo che ospita tutt’ora eventi di presentazione di accessori, tessuti, moda uomo, donna e bambino.

Dalle sfilate di Palazzo Pitti uscirono stilisti come Missoni, Valentino, Fendi e Mila Schon.Più di mezzo secolo dopo Pitti Immagine è ancora un fiero simbolo del Made in Italy, ma si prospetta come vetrina per produttori di tutto il mondo. Si è evoluto, aprendosi al grande pubblico e divenendo un expò dello street style, richiamando a sé in un dolce canto delle sirene i coraggiosi avventurieri della moda, coloro che vogliono oltrepassare le colonne d’ercole degli standard modaioli diventando da passivi fashion victims a creatori di tendenze. Dopotutto è l’era degli influencer, preda dei cool hunter di tutto il mondo, e in un universo della moda che prende spunto dal secolo passato, ripescare dall’armadio è diventata un arte. 

Artisti è la definizione migliore per questi personaggi, che portano al Pitti ventate di tendenza a cui i fashion addicted non possono resistere. Tendenze come il “Street Gentlemen Style”, che mixa l’hipster e il dandy, creando l’Oscar Wilde del ventunesimo secolo. Un uomo in abito elegante che usa la bici come mezzo ecosostenibile, che fa del mettere e togliere gli occhiali da sole una voga e pettina la sua barba con spazzole di legno di ottima fattura. Citare Lino Ieluzzi, Nick Wooster  Mariano di Vaio e i ragazzi di "Art comes first" è un obbligo, quando si parla di questo stile. In tre modi diversi, i massimi esponenti di questa tendenza sanno infatti interpretarla a modo loro, rispettivamente con l’ intramontabile doppiopetto, i moderni pantaloni multi-pinces, l’hairstyle iconico accompagnato da fantasie eccentriche.

Chi pensa che bilanciare un outfit sia facile al Pitti si potrà ricredere, passeggiando tra gli stand del lusso, toccando con mano la qualità dei materiali e fotografando mentalmente i nuovi trend portati in strada.

 

Provare per credere.

 

Author : Sonia Piarulli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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